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Autore Topic: L'Italia apre la caccia ai cervelli in India  (Letto 1012 volte)

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Offline Iosif

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L'Italia apre la caccia ai cervelli in India
« il: 13 Dicembre, 2007, 23:00:17 »

Corsi post-laurea per inserire migliaia di ragazzi nelle nostre aziende
LUIGI GRASSIA
Le grandi banche italiane, i gruppi industriali, i nostri centri di ricerca e le università hanno aperto la caccia ai giovani talenti indiani. Proprio in questi giorni sta girando in lungo e in largo per l’India una numerosa missione del nostro ministero degli Esteri, organizzata in collaborazione con l’Ice (Istituto per il commercio estero), l’Unioncamere (federazione delle Camere di commercio, con quella di Torino a fare da capofila nazionale) e 11 centri accademici italiani. Scopo della trasferta: convincere alcune migliaia di ragazzi indiani a venire da noi a formarsi in corsi biennali post-laurea, propedeutici al loro inserimento negli organigrammi delle aziende italiane. Obiettivo ultimo è che questi giovani facciano da tramite professional-culturale per aiutare le imprese italiane a esportare di più in India, o che vadano a dirigere le filiali delle nostre aziende nel Paese asiatico, o che portino competenze nuove nei laboratori italiani (dai quali tanti cervelli fuggono mentre pochi ne arrivano).

L’attuale missione in India della super-delegazione italiana non è la prima ma si colloca in uno snodo temporale importante, perché fra i primi 400 reclutati nei due anni precedenti ce n’è un certo numero che ha appena concluso il «master» e sta diventando operativo proprio adesso, mentre la missione in corso ha puntato a fare un salto quantitativo incontrando ben 4 mila giovani candidati in sei città indiane: New Delhi, Bangalore, Hyderabad, Mumbai (o Bombay), Chennai (o Madras) e Calcutta. Particolare importante: la scelta dei corsi di spacializzazione dipende dalle Camere di commercio italiane, che la fanno in base alle esigenze delle aziende locali e poi provvedono a tutte le spese. Mauro Battocchi, il diplomatico responsabile della missione, spiega che «il progetto non viene dall’alto e le Camere di commercio fanno da cinghia di trasmissione fra le aziende e le università».

Sembra un buon modo di pensare globalmente e agire localmente. Battocchi cita «una ragazza indiana che dopo il master è stata assunta a Biella da Banca Sella» e precisa che è un caso fra tanti. L’interscambio dell’India col resto del mondo è cresciuto del 23% nel 2007 ma del 42% con l’Italia (cioè il doppio della media) a 6,2 miliardi di euro. Per approfittare delle occasioni sarebbe utile avere un sistema accademico aperto all’India, ma finora siamo parecchio indietro. Nelle università americane gli studenti indiani (pellerossa esclusi...) sono 83 mila. La Gran Bretagna è loro luogo d’elezione per ragioni imperiali. La Germania negli ultimi anni si è data molto da fare e ne ha attratti 5 mila, mentre in Italia sono dieci volte di meno. Quelli che arrivano da noi attraverso l’iniziativa «Invest your talent in Italy» studiano in master nei quali la lingua d’uso è l’inglese ma che non sono organizzati per loro: sono (e devono essere) aperti a tutti. Circa il 60% si dedica a studi economici (Bocconi, Luiss ecc.) volti a formare (ad esempio) export manager che facciano da interpreti del mercato indiano, ma c’è chi si interessa di agroalimentare (Bologna) o altro. Un terzo studia nei Politecnici (Torino, Milano). E poi ci sono nicchie come quella che dal 2008 sarà dedicata al design di moda presso l’istituto Marangoni di Milano. Nicchia di lusso, ovviamente.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200712articoli/28319girata.asp





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L'Italia apre la caccia ai cervelli in India
« il: 13 Dicembre, 2007, 23:00:17 »

 

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