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Sommario

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Autore Topic: Storia di una sconfitta [B.H. Liddell Hart]  (Letto 2741 volte)

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Offline CaesarAnto

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Storia di una sconfitta [B.H. Liddell Hart]
« il: 10 Gennaio, 2009, 15:21:10 »

Apro questo topic per condividere un libro (Storia di una sconfitta - La seconda guerra mondiale raccontata dai generali del Terzo Reich) che sto or ora rileggendo; mi rivolgo a persone che l'abbiano letto o che comunque abbiano un certo interesse per questo tema...possibilmente scrivete le vostre impressioni

Info sull'autore

Prefazione

"Nel volume Correspondence and Diaries, Croker [politico irlandese, ndr] racconta che durante un viaggio in compagni di Wellington egli e il duca ingannavano il tempo facendo a gara nell'indovinare il tipo di terreno che avrebbero trovato di là da ogni collina che incontravano cammin facendo. Quando Croker manifestò la sua meraviglia per l'esattezza delle supposizioni di Wellington, questi rispose: "Per forza, ho passato tutta la vita cercando di indovinare quel che c'era dall'altra parte della collina". [...]
Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale mi si presentò la fortunata occasione di esplorare "l'altra parte della collina". Una certa missione che stavo svolgendo per il Servizio Informazioni fra i prigionieri di guerra mi mise in contatto, per un lungo periodo di tempo, con i generali e gli ammiragli tedeschi. Nel corso di numerose discussioni che ebbi con loro fui in grado di raccogliere le loro testimonianze sulle vicende della guerra prima che la loro memoria si affievolisse o si colorisse sempre più di postume giustificazioni e revisioni di giudizi.
A comprendere ciò che era accaduto mi aiutò, non meno dell'asoclto delle dichiarazioni dei generali, lo studio della loro personalità. Pochi, fra loro, assomigliavano all'immagine tipica del ferreo soldato prussiano. Quello che maggiormente vi si avvicinava era Rundstedt, ma nel suo caso l'impressione era attenuata dalla naturale cortesia e da una punta di umorismo.  La sua compostezza dignitosa nell'avversità e la sua capacità di adattarsi senza lamentele alle condizioni più dure gli guadagnarono il rispetto di quasi tutti gli ufficiali britannici che ebbero rapporti con lui. Facevano contrasto con Rundstedt alcuni generali della giovane generazione, aggressivi, vanaglorioso e maleducati, che dovevano la loro ascesa al nazismo. La maggioranza dei generali tedeschi differiva tuttavia dall'uno e dall'altro tipo, ed era del tutto priva di alterigia e tracotanza. Molti sarebbero stati al loro posto naturale in una qualsiasi conferenza di direttori di banca o di ingegneri."


Su Rommel: "All'inizio del 1941, quando Hitler decise di inviare un contingente di forze corazzate e motorizzate per aiutare i suoi alleati italiani nell'invasione dell'Egitto, Hitler affidò a Rommel il comando di tale contingente. [...] Sulla tecnica dei mezzi corazzati sapeva ancora poco, ma aveva un senso enorme della mobilità e un vero e proprio fiuto per la sorpresa. Colse le forze britanniche sparpagliate, e con la maggior parte dei carri fuori uso in attesa di riparazioni. La rapidità dell'attacco e le nubi di polvere che avvolgevano la colonna tedesca avanzante fecero credere che questa fosse molto più forte di quanto era in realtà. [...] Con l'andar del tempo gli uomini dell'ottava armata britannica finirono per avere più stima di lui che dei propri comandanti, e la sua tattica di "babau della scatola a sorpresa" solleticò il loro senso dell'umorismo a tal punto che l'ammirazione nei suoi confronti divenne quasi affettuosa.
[...] Questo atteggiamento di ammirazione costituiva un sottile pericolo per il morale della truppa, e quando Montgomery assunse il comando si fece di tutto per sfatare la "leggenda di Rommel" e per creare una controleggenda attorno a "Monty". [...] I sentimenti che Montgomery nutriva nel suo intimo, tuttavia, sono attestati dal fatto che egli faceva raccolta di fotografie di Rommel e le attaccava alle pareti intorno alla sua scrivania."

"In campo tattico Rommel si distinse spesso per le sue brillanti astuzie e il suo senso del bluff. Nella prima offensiva africana spinse avanti i carri armati con tanto impeto che molti si smarrirono nel deserto, ma quando stabilì il contatto con le postazioni britanniche principali riuscì abilmente a tenere nascosto lo scarso numero di mezzi corazzati di cui disponeva utilizzando gli autocarri per sollevare una gran nube di sabbia e dare l'impressione che sul posto convergessero carri armati da ogni parte. Questo trucco determinò il crollo della resistenza inglese."

"Quando Rommel lasciò l'Africa, la sua partenza quasi rincrebbe agli avversari, tanto era il posto che egli era arrivato a occupare nella loro esistenza quotidiana e nella loro immaginazione. In parte ciò era dovuto al buon trattamento che egli faceva ai prigionieri britannici; anzi il numero dei prigionieri che riuscivano ad evadere e a ritornare nelle proprie linee dopo un contatto personale con Rommel fa pensare che al suo atteggiamento cavalleresco si mescolasse un disegno strategico."



"Si diceva comunemente nell'esercito tedesco che Guderian vedeva sempre rosso ed era troppo incline a caricare come un toro." [von Thoma]

"Thoma mi parlò poi della riorganizzazione delle forze corazzate compiute prima della campagna di Russia, dicendo chiaro e tondo che la giudicava un errore: "A ciascuna delle divisioni corazzate venne tolto uno dei due reggimenti di carri per formare altre divisioni corazzate, in modo di raggiungere il totale di 20. Io non approvai questa decisione e andai da Hitler a protestare, [...] ma non riuscii a persuaderlo: egli era ossessionato dal vantaggio di avere un numero superiore di divisioni. Le cifre accendevano sempre la sua immaginazione."


Manteuffel sulla lentezza dei Tiger: "Noi solevamo chiamare il Tiger un furgone per il trasporto del mobilio."


Sul piano di Manstein per l'invasione della Francia: "Una volta che ebbe deciso di inchinarsi alla necessità di rinviare l'operazione, però, ed ebbe adottato il nuovo piano, Hitler arrivò ben presto a persuadersi, consapevolmente o no, di averlo concepito egli stesso. A Manstein riconobbe solo il merito di essere stato d'accordo con lui! Qualche tempo dopo, accennando alla conversazione che aveva avuto con Manstein, disse infatti: "Fra tutti i generali con i quali ho parlato del mio nuovo piano per la campagna dell'Occidente, Manstein è stato l'unico a capirmi."


"Nell'interpretazione di Guderian, l'espressione "ricognizione in forze" aveva un significato alquanto elastico."

"Un'annotazione sul diario di Halder, scritta verso mezzogiorno del 17 [durante l'invasione della Francia] accenna a un incontro con Hitler e dice: "Scarsa comprensione. Il Fuhrer insiste che la principale minaccia proviene da sud (io non vedo minaccia alcuna)."

"Hitler era abilissimo nel mettere l'uno contro l'altro gli specialisti più autorevoli per far prevalere i suoi punti di vista e giustificare le sue decisioni."

"Delle sette divisioni corazzate che operavano nella zona, soltanto una attaccò Calais. Fu impiegata contro la città perchè non aveva altro da fare durante la sosta ordinata da Hitler."

"Heinrici è un ometto tutto precisione, di maniere un po' pretesche: quando parla, pare che reciti il benedicite."


Blumetritt sull'invasione della Russia: "La grande autostrada dalla frontiera a Mosca - la sola che un occidentale potesse chiamare "strada" - non era finita. Non eravamo preparati a quel che trovavamo perchè le nostre carte non corrispondevano in alcun modo alla realtà. Su tali carte tutte le presunte strade di grande comunicazione erano segnate in rosso e pareva che fossero molte, ma spesso risultava che erano semplicemente carrarecce polverose. [...] Quasi tutti i comandanti adesso si chiedevano: "Quando ci fermeremo?". Ricordavano bene ciò che era accaduto all'esercito di Napoleone. Molti di loro andarono a rileggere il cupo resoconto di Caulaincourt sugli avvenimenti del 1812. Mi pare di vedere ancora von Kluge arrancare nel fango dal suo alloggio all'ufficio, e qui fermarsi in piedi davanti alla carta geografica con il libro di Caulaincourt in mano. Continuò così per giorni e giorni."


Sull'attacco a Mosca: "Tutte le forze attaccanti sarebbero state poste sotto il comando di Kluge. C'era un che di ironico in questa decisione, data la sfiducia di Kluge nella possibilità di conseguire l'obiettivo assegnatogli."

Blumentritt: "Io e il mio stato maggiore passamo il giorno di Natale in un capanna col mitra sulla tavola e rumore di spari tutto intorno a noi."

Blumentritt: "Soltanto per gli ammiragli le cose sono andate bene durante la guerra, perchè di guerra navale Hitler non ne sapeva nulla, mentre era convinto di saper tutto su quella terrestre."

Blumentritt: "Al servizio informazioni risultava che 600-700 carri armati venivano prodotti ogni mese nelle fabbriche sovietiche trasferite negli Urali e altrove. Quando Halder gliene parlò, Hitler diede un pugno sul tavolo e disse che era impossibile. Egli non credeva a ciò che non voleva credere."

Blumentritt: "Questo regime aveva alcuni strani sottoprodotti. Il tedesco, col suo gusto per l'ordine e l'organizzazione, ha la tendenza a "mettere per iscritto" più di altri popoli, ma in questa guerra vi fu una produzione di scartoffie quale non s'era mai vista."


"Data questa scarsità di carburante, le stesse autocisterne restavano immobili e la benzina doveva essere trasportata a dorso di cammello, ironica resurrezione della tradizionale "nave del deserto". [...] Blumentritt: "Noi dicevamo a coloro che sostenevano la necessità dell'avanzata costiera: "Sì, bambini, ma il petrolio è laggiù", e puntavamo il dito su Baku."

Kleist su Stalingrado: "La quarta armata corazzata avanzava su Stalingrado e avrebbe potuto conquistarla senza combattere, alla fine di luglio, ma venne dirottata per aiutarmi a passare il Don. Io non avevo bisogno del suo aiuto, ed essa non fece altro che congestionare le strade delle quali mi servivo. Quando, una quindicina di giorni dopo, si volse nuovamente a nord, i russi avevano raccolto a Stalingrado forze sufficienti per impedirne l'avanzata."

Blumentritt su Hitler: "Vedere il Fuhrer quando discuteva di piani con Halder era uno spettacolo rivelatore. Il Fuhrer indicava slla carta i movimenti da compiere con gesti bruschi: "Spingere qua; spingere là". Erano indicazioni assolutamente vaghe, che non tenevano conto delle difficoltà pratiche."


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