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Autore Topic: Manifesto del dipartimento di Italianistica  (Letto 1698 volte)

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Offline NightSwimmer

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Manifesto del dipartimento di Italianistica
« il: 20 Novembre, 2008, 20:42:38 »

Ciao a tutti, sono Michele.
Inserisco qui di seguito il Manifesto del dipartimento scritto da me, Ilaria, Roberta e Veronica.
Ricordo che questo testo è stato letto nella prima assemblea del dipartimento, alla presenza dei docenti, e che
alcuni di loro(Serianni,Bragantini) ci hanno espresso un parere positivo sulla stesura.
Nella prossima assemblea, prevista per martedì 25 novembre alle ore 11, il Manifesto sarà sottoposto a voto.
Si voterà, innanzitutto, se appoggiare o no le sue linee generali, i suoi toni e i suoi obiettivi:

- nel caso di parere NEGATIVO dell'assemblea, il manifesto non verrà più considerato come rappresentativo degli
studenti del dipartimento, e saranno gli autori a deciderne la sorte;
- nel caso di parere POSITIVO dell'assemblea, si procederà alla votazione successiva, cioè agli emendamenti e alle
correzioni del testo, punto per punto.

I vostri suggerimenti e le vostre proposte devono essere inserite in questo topic entro la mezzanotte di domenica 23
novembre, quando i moderatori chiuderanno la discussione. Lunedì stileremo una sintesi delle vostre proposte da
portare all'assemblea e, nel caso il manifesto sia approvato nella prima votazione, si passerà ad un ulteriore voto,
punto per punto, su tutte le correzioni proposte all'interno di questo topic.

Attenzione: Abbiamo deciso per il Manifesto un tono deciso ma sobrio, schierato ma non chiuso esplicitamente al
dialogo, perché crediamo che questo sia l'unico modo per riuscire, finalmente, a coinvolgere i nostri professori.
Pensiamo, perciò, che gli emendamenti debbano attenersi solo a questioni lessicali o ad espressioni grammaticali, e
non a profonde modifiche e stravolgimenti.
Chi non condivide la strada che abbiamo deciso di seguire, o crede che sia necessario cambiare l'intera architettura
del testo, ha tutto il diritto di esprimere la sua opinione martedì prossimo, votando negativamente al momento dell'approvazione, ed è quindi pregato di non postare QUI larghissime revisioni del manifesto, che finirebbero solo per intasare il topic e rendere più difficile la nostra opera di sintesi.
La frase tra parentesi, invece, è provvisoria, e se volete potete anche proporne una alternativa.

Buon lavoro!

Noi studenti di Italianistica dell'Università Statale di Roma Sapienza, accomunati dal desiderio di un'istruzione e ricerca pubbliche sane ed efficienti, abbiamo deciso di prendere in esame gli articoli 16, 64, 66 del d.l. 112, convertito nella legge 133 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 21 Agosto 2008.
 
Siamo a conoscenza delle gravi condizioni economiche che hanno indebolito e indeboliscono il nostro Paese, così come delle negligenze amministrative che hanno reso spesso il servizio universitario oggetto di critiche: i provvedimenti governativi degli ultimi decenni non sono stati in grado di rispondere al bisogno di riforme che noi tutti sappiamo necessarie.
 
La legge 133 si propone di risolvere tali problemi adottando una linea di tipo economicistico e aziendale.
 
Per noi, però, gli obiettivi di un'azienda non coincidono necessariamente con gli obiettivi del sapere: uno Stato che aspiri ad essere democratico e davvero capace di affrontare le sfide della Storia non può permettersi di rinunciare ad una cultura libera dalle leggi del mercato.
 
L'università che vogliamo è statale e autonoma, capace di conciliare il diritto allo studio ad una formazione indipendente dalle esigenze di bilancio.
 
Il progetto politico prevede un taglio di quasi 1,5 miliardi di euro in cinque anni: nel 2013 si registrerà una riduzione dei fondi statali pari al 7,8% rispetto a quelli attuali.
 
Per far fronte ai tagli previsti l'università ha davanti a sé due strade: una è quella prospettata dall'art. 16, comma 1; l'altra sarebbe quella di una maggiore tassazione.
 
La prima, infatti, concede alle università pubbliche di trasformarsi, previo voto a maggioranza assoluta del senato accademico, in fondazioni di diritto privato.
La trasformazione, inoltre, viene incentivata dai commi 2, 3 e 5 in quanto gli atti <<di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse>>, addirittura riducendo l'onorario notarile, necessario per l'esecuzione di tali attività, del 90%.
Non solo. Il comma 9 ribadisce la stabilità del finanziamento pubblico a tali università.
 
Le fondazioni universitarie avrebbero dunque, secondo i commi 6, 7 e 8, un'organizzazione completamente autonoma e che, data la loro natura privatistica, porterebbe a privilegiare studi dai risultati concreti  e immediati. Infatti gli investimenti maggiori sarebbero destinati alle facoltà ed ai campi di ricerca più produttivi e convenienti ai finanziatori.
 
La seconda, che non è prevista dalla legge ma che appare una quasi certa conseguenza pratica, è che le università aumenterebbero la tassazione per soddisfare i bilanci. Ciò determinerebbe l'impossibilità da parte di tutti di accedere al servizio universitario.
 
L'art. 64 prevede poi la sospensione della S. S. I. S. per l'anno accademico 2008/2009 senza prospettare altre tipologie di formazione e selezione degli insegnanti per le scuole medie e superiori.
 
L'art. 66, per ora, comporta per l'anno 2009 il blocco del turn over al 10%: ogni dieci pensionati soltanto un nuovo dipendente sarà assunto. La percentuale salirà al 20% per il biennio 2009/2011 ed al 50% per il 2012. Questo provvedimeno renderebbe ancora più difficile per i giovani laureati l'accesso alla carriera universitaria, rallentando notevolmente il ricambio generazionale. Proprio in questa prospettiva la ministro Gelmini in data 6 Novembre 2008 ha ritenuto necessario ridurre il blocco al 50% già dall'anno 2010.
 
Questo manifesto intende sostenere con fermezza il diritto a un'istruzione pubblica.
 
Dichiariamo di essere pronti ad un dialogo costruttivo tra studenti, ricercatori, docenti e ministri di competenza, per riflettere sulla costruzione di un nuovo sistema che poggi sui principi fondativi dell' università: quelli di formare giovani in grado di assumere su di sé il destino di un Paese, a prescindere dalle oscillazioni di mercato.
 
E' dovere costituzionale dello Stato garantire ad ognuno la possibilità di formare, attraverso un serio percorso di studi, la propria coscienza civile e col tempo di crescere come perfetto cittadino consapevole del proprio valore all'interno della comunità.
 
L'università pubblica deve consentire al singolo di maturare uno sguardo critico e aperto nei confronti della realtà, rafforzando in lui e a vantaggio dello Stato il senso proprio del concetto di Democrazia.
 
Lo Stato non può derogare ad altri questo compito.
 
Il sapere deve essere critico, non asservito.
Il diritto allo studio è un diritto indisponibile a qualsiasi tipo di privatizzazione.
 
Il nostro no alla legge, così come è ora, è forte. Manterremo la nostra posizione fino a quando non sarà ripensata in Parlamento.
(Prendiamo atto delle recenti modifiche proposte dalla ministro Gelmini in questi giorni. Ciò per noi è la dimostrazione che un lavoro comune, basato sul dialogo, sia possibile.)
 
Intanto, sperando in una proposta di discussione, continueremo a studiare, a riflettere, a informarci e informare sulla legge, sulle leggi e sull'università.
Vogliamo essere propositivi e critici e finalmente muoverci dopo anni di tacito assenso per creare il nostro futuro; possibilmente migliore.

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Manifesto del dipartimento di Italianistica
« il: 20 Novembre, 2008, 20:42:38 »

 

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