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Autore Topic: Qualcosa...finalmente... forse si muove?  (Letto 741 volte)

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Offline Werwolf75

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Qualcosa...finalmente... forse si muove?
« il: 21 Maggio, 2008, 00:23:24 »

Per una Sinistra federata e comunitarista
di Gianluca Peciola, Alessio Arconzo, Massimo Allulli
http://www.liberazione.it
Roma/20/05/2008

Nel dibattito seguito alle elezioni, siamo convinti che il gruppo dirigente del partito abbia reagito nel modo più sbagliato alla disfatta elettorale. Di fronte a un disastro di tali proporzioni da mettere a rischio la stessa esistenza di una sinistra nel nostro paese, un gruppo dirigente responsabile avrebbe il compito difficile ma inderogabile di cercare, individuare e rinsaldare le ragioni collettive di un soggetto politico che ha avuto il merito di aprire una nuova fase di discussione intorno al futuro della Sinistra in Italia. E' il compito più difficile: trovare e valorizzare quel minimo (eppure così importante) comune denominatore che ci fa scegliere, nonostante tutto, di essere partito plurale capace di condividere strumenti e prospettive per la trasformazione della realtà.
È stata invece fatta un'altra scelta, facilissima quanto controproducente. Quella di andare a cercare ciò che ci divide, di marcare le differenze. Di inventarle, perfino, ricorrendo anche a dispute terminologiche e arrivando a caricaturizzare ciascuno le posizioni dell'altro.
Una pratica che definire novecentesca è assai poco, e che fa brandelli di quella cultura della democrazia della deliberazione e del consenso che ci hanno insegnato gli zapatisti, che discutono fin quando l'opinione di ognuno non ha avuto ascolto e le posizioni di tutti non si siano incontrate. Da questa cultura oggi avremmo dovuto attingere. Il nostro dibattito oggi al contrario è incapace di rappresentare la complessità delle posizioni che si stanno esprimendo nel partito e nella sinistra tutta. La stessa sfida per la guida del partito e per la ricomposizione della Sinistra appare a dir poco autistica.
Forse non è chiara la portata della disfatta; forse non è chiaro che bisogna ripartire da quello che sta succedendo nella società, dallo scollamento tra sfera della rappresentanza e Paese reale, dall'incapacità che si è dimostrata di creare un nesso tra insediamento sociale e sfera della rappresentazione politica e simbolica. Forse non è chiaro che non servono soltanto figure capaci di parlare al partito e alla Sinistra, serve parlare alla società a partire dalla società. Forse a molti sfugge che la crisi della rappresentanza riguarda non soltanto i soggetti politici organizzati, ma anche chi li ha pubblicamente rappresentati fin'ora. Quella dei "leader" della sinistra incoraggiati in questo periodo dall'entusiasmo del popolo militante è scena illusoria e soprattutto fuorviante. Fuori le mura delle assemblee plaudenti di noi soliti noti, cari compagni e compagne c'è un popolo che non sente neanche l'eco di quel fragore, perché è un fragore socialmente senza eco. Non lo sentono i movimenti, non la sinistra sociale diffusa, non i militanti di base, non le milioni di persone che portano sempre più cuore ed entusiasmo, quando ci riescono e nel migliore dei casi, nella sfera privata.E' a queste donne e a questi uomini, oltre che a noi stessi, che dobbiamo offrire una discussione che abbatta le barricate che con rapidità sorprendente si sono costruite nel Partito: «o con noi o contro di noi». Una modalità che ad oggi ci pare stia portando la discussione su due derive opposte e ugualmente nefaste.
Da una parte si legge il disastro della Sinistra Arcobaleno come pretesto per condannare quanto di meglio il nostro partito ha espresso in termini di costruzione di pratiche, culture, e identità negli ultimi anni. Si propone un parallelismo inaccettabile tra l'esperienza di un cartello elettorale sconfitto e grandi ed entusiasmanti esperienze come quelle dei movimenti, della disobbedienza civile e sociale, della proposta di nuove forme di democrazia partecipativa, della critica dello sviluppo, della costruzione della Sinistra Europea. Insomma, di quel processo di trasformazione continua che ha fatto di Rifondazione un'anomalia nel contesto europeo, e che ha fatto conoscere stagioni di crescita e consenso sociale ed elettorale. Insomma, c'è il rischio di gettare il bambino con l'acqua sporca.
Ma c'è un'altra deriva, per noi altrettanto preoccupante, che delegittima la critica alla Sinistra Arcobaleno e agli errori compiuti negli ultimi due anni tacciandola di conservatorismo, mettendola alla stregua di chi chiede un ritorno al passato: chi oggi critica quel "processo unitario", si dice, è contro l'innovazione,contro la nonviolenza, contro la contaminazione coi movimenti. Una deriva che taccia di "identitarismo" chi oggi tutela anni di elaborazioni e pratiche che hanno fatto di Rifondazione il partito che ha fondato e guidato la Sinistra Europea, non certo un residuo marxista-leninista. Noi, che invece vediamo le ragioni della sconfitta della Sinistra Arcobaleno proprio nella sua discontinuità con l'innovazione culturale di Rifondazione, scorgiamo in questa deriva il rischio non saper distinguere il bambino dall'acqua sporca.
Crediamo che una discussione così polarizzata sarebbe la condanna a morte della prospettiva di rafforzare Rifondazione per costruire una sinistra unitaria, sociale, comunitarista e plurale.
Per costruire un "campo della sinistra" che sarebbe bene iniziare a smettere di sventolare come bandiera e iniziare a creare chiamando per nome e cognome strumenti, temi e compagni di viaggio. Non è più il tempo delle allusioni. E' il tempo di costruire una sinistra che sia unitaria e plurale, in cui le identità di ciascuno concorrano a formare una identità larga, condivisa, attrattiva.
Una sinistra che sia comunitarista, che pratichi forme moderne di mutualismo, che parta dal fare e dall'immaginare insieme, che ricomponga nella pratica quotidiana la distanza tra sociale e politico.
La stessa discussione su programma e sfera organizzativa deve cambiare. Oltre che parlare di come coordinare circoli e reti, bisogna capire cosa circoli e reti faranno, come si renderanno utili socialmente nei territorio, nei luoghi di lavoro, nei luoghi messi a valore dalla voracità delle politiche neo-liberiste. Federare ciò che opera, non chi rappresenta o pretende di rappresentare chi opera.
Il partito sociale, conflittuale, capace ancora di valorizzare esperienze neomunicipaliste e di buon governo, che sceglie il campo della Sinistra comunitarista.
Campo federato, in cui comunisti, ambientalisti, i lavoratori autorganizzati, le forze sindacali non cooptate dalla concertazione, le sinistre che si definiscono tali e quelle che lo sono operando, gli attori,organizzati e non,della cooperazione e dell'autorganizzazione, i movimenti delle donne e chi si batte per una società che ama le differenze e promuove l'estensione dei diritti civili, promuovono un processo politico e sociale costituente. Un soggetto le cui articolazioni territoriali non siano propaggini di un comitato centrale onnipotente ma nodi autonomi e democratici, capaci di promuovere pratiche che diano risposte qui ed oggi ai disastri sociali che le politiche liberiste hanno disseminato sui territori. Una sinistra utile, conflittuale, che costruisca beni comuni e li sottragga al mercato proponendo spazi di socialità, sportelli dei diritti, gruppi di acquisto solidale, biblioteche popolari, esperienze sportive dal basso, altra economia.
Una sinistra neomunicipalista. Che impari la lezione dei territori e delle vertenze che vi si sviluppano. Che dia risposte finalmente alternative a quelle della Lega Nord a partire dalla pratica delle forme di democrazia partecipativa e di rapporto virtuoso con le istituzioni e in cui le figure istituzionali seguano pratiche corsare di rappresentanza, scendano dagli scranni, operino la disobbedienza, si mettano a disposizione della comunità territoriale, diano esempio effettivo di cessione di sovranità.
Una sinistra europea. Perché una politica efficace non può non guardare allo spazio politico dell'Europa e ai processi sopranazionali sui quali una forza trasformativa non deve rinunciare a incidere, per non insabbiarsi in estenuanti mediazioni nell'arena politica nazionale. La superficialità con cui si è nei fatti messo in un angolo il percorso della Sinistra Europea e della sua sezione italiana va oggi riconosciuta e la rotta va invertita, per rimettere in cammino una strategia fondamentale sul lungo periodo.
Una sinistra rivoluzionaria. Che proponga una alternativa di società a partire dai suoi comportamenti. Che mai più deroghi ai propri stessi regolamenti, come è avvenuto rispetto alla conferenza di organizzazione, che sottoponga i propri rappresentanti istituzionali a una verifica continua e a regole fondamentali e democratiche.
Oggi noi vorremmo scendere dalle barricate interne e discutere di come costruire gli spazi concreti per far vivere questo progetto di sinistra. Ma per far questo è necessario cambiare il registro del nostro dibattito. Avevamo creduto che un congresso fondato su tesi emendabili avrebbe aiutato una discussione meno falsata e predeterminata. Neppure su questo il gruppo dirigente del Prc ha saputo dare una risposta positiva. Anzi, le stesse modalità congressuali sono divenute tema di scontro interno.
Non per questo perdiamo l'ottimismo della volontà nostra e di tanti iscritti a Rifondazione, e contribuiremo con tutte le forme e i modi a nostra disposizione per sottrarci a dinamiche di schieramento, perché sappiamo che l'orizzonte che abbiamo tentato qui di proporre e che riteniamo necessario vive nei desideri di tante e tanti, al di là e al di fuori di schieramenti di mozione che oggi come mai prima sembrano lontani dalle necessità che abbiamo di fronte.
"Solo combattendo in difesa della Patria possiamo sconfiggere gli aggressori e raggiungere la Liberazione Nazionale. E solo con la Liberazione Nazionale, il Proletariato e gli altri lavoratori potranno raggiungere l'emancipazione.
(Mao Tse Tung)
http://letteraturanovecentesca.splinder.com/

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Qualcosa...finalmente... forse si muove?
« il: 21 Maggio, 2008, 00:23:24 »

 

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